Presentazione
8 settembre 2010.
È l’anniversario di un grande disastro, il più grande della storia politica italiana: l’ingloriosa fuga del sovrano e dei nostri leader, politici e militari, verso la loro salvezza e il conseguente abbandono dei combattenti e dei civili al loro destino.
Oggi mi sento come se un identico analogo disastro fosse successo, non per tutta Italia, ma per la Sinistra (PCI, PSI, PDS, PRC, DS, PD). Con l’aggravante che i capi non sono fuggiti altrove, ma si sono asserragliati dentro i loro partiti e non li mollano perché, se li mollassero, dovrebbero mollare i lauti stipendi e privilegi che possono avere in Parlamento e negli Enti locali che ancora governano. Perché io sono convinto che i leader della Sinistra preferiscono perdere le elezioni, pur di mantenere il controllo dei partiti.
Come mi sono convinto di questo? Per i tre motivi che presento adesso:
1) Ho passato gli ultimi 25 anni a cercare di convincere la Sinistra, dal 1986, in Lombardia, dal 1991 in Veneto, che il federalismo (un federalismo di sinistra, come quello di Silvio Trentin) era la strada del rinnovamento di una ideologia in crisi, in un mondo che sempre meno avrebbe voluto saperne di ideologie ottocentesche.
2) Ho passato gli ultimi 20 anni della mia vita a spiegare alla Sinistra che i modelli matematici con cui analizzano i flussi elettorali e predispongono, di conseguenza, la loro strategia elettorale sono delle bufale colossali (ho curato anche la pubblicazione di un libro su questo argomento: ANASTASI, GANGEMI, PAVSIC, TOMASELLI, Guerra dei flussi o bolle di sapone?, Bonanni Editore, Acireale, 1989), senza essere ascoltato e, pur avendo ottenuto che, nel periodo 1992-2005, questo modello non venisse usato, dal 2005 è stato ripreso alla grande. Come ho scritto da qualche parte, nei numerosi saggi e commenti che hanno accompagnato questo libro, solo chi si trova alla canna del gas può ricorrere a questo modello. Il fatto che al Sinistra lo usi ancora, è quindi la prova della situazione disperata in cui si trova, in termini di capacità di analizzare e capire la società.
3) Ho passato gli ultimi 10 anni della mia vita (a dire il vero dal 1999 al 2009) a pubblicare articoli, come opinionista, su tre testate locali del Veneto (Il Mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso). Speravo di far arrivare i miei messaggi al mondo politico e ho scoperto che, salvo il purtroppo breve periodo di direzione dei tre quotidiani di Fabio Barbieri (2000-2005), quasi tutti gli articoli di critica a Berlusconi e alla Destra o alla Lega Nord venivano pubblicati, mentre gli altrettanto numerosi articoli di critica alla Sinistra, venivano, salvo eccezioni, cestinati.
E così sembravo un feroce antiberlusconiano. Non era questo il mio intento. L’antiberlusconismo non costruisce niente, e, da solo, fa sprofondare la Sinistra in una spirale di sempre più profonda inconsistenza. Il motivo per cui scrivevo, e per cui voglio scrivere, era ed è che volevo/voglio contribuire a cambiare la Sinistra. Per questo, da un anno a questa parte, non ho più inviato un solo articolo ai quotidiani locali di cui sopra.
Agli inizi degli anni Settanta, ricordo, si usava gridare uno slogan che andava per la maggiore, a proposito di segretari di partiti di sinistra (allora, il PCI): “Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer. Che cazzo c’entra il primo con gli altri tre?”. Si intendeva dire che gli ultimi tre non erano o non erano stati rivoluzionari come il primo. Oggi, capisco che quello che veramente conta non è l’essere rivoluzionari o meno, quanto il fatto che un leader sia portatore di quella “energia morale indomabile” che caratterizza quanti sono arrivati alla politica passando, volenti o nolenti, attraverso l’antipolitica. E penso a Gramsci, ovviamente, a Silvio Trentin, ai fratelli Rosselli, e a pochi altri. Da ciò il nome per questo blog: l’antipolitico.
Questo per il titolo. Ma perché un blog?
Perché sento ancora il bisogno di scrivere per un pubblico, non solo per me stesso e per i pochi lettori di libri e di saggi “scientifici”. Avrò qualcosa da dire, che valga la pena che qualcuno dei non addetti ai lavori legga? Sinceramente non lo so! Per questo ho lungamente titubato. Dopo un anno di pensamenti e ripensamenti, ho deciso di aprire questo blog. È solo un esperimento. Se funziona, andrò avanti.
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